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14 gennaio 2012
Evviva gli sprechi (la carpa di Chelm)
Ah, finalmente si può tirare il fiato. Il baccano delle festività non fa per me. Non ho mai capito nemmeno quello che centra con la nascita raccontata dall'evangelista Luca. Boh. Ma del resto è un limite mio. Come mi è già capitato di dirvi non ho molta dimestichezza con le religioni.
E così me ne sono rimasta immersa nella melma dei recessi più remoti del lago di Chelm. A leggere, naturalmente. Le acque riverberavano ogni tanto il baluginare dei fuochi d'artificio e delle altre diavolerie luminose che gli umani hanno inventato per la loro fobia delle tenebre.
Lampi accompagnati da un ovattato rimbombo che faceva brontolare le acque.
Nulla di fragoroso ma la lettura richiede il silenzio. Assoluto. Poco male: ne ho approfittato per andare a zonzo nella foresta lacustre. Altra abitudine cui non posso rinunciare.
Un paio di settimane fa sono arrivata ai margini della foresta, dove l'alveo comincia a risalire verso le rive. Meraviglia.
L'altra faccia della medaglia c'è sempre. Nemmeno i figli di Adamo, pur con tutti i loro sforzi, possono fare solo ed esclusivamente danni. Infatti quei bevitori d'aria hanno scaricato nel lago tonnellate di rifiuti con in bella mostra avanzi alimentari di ogni genere provenienti da cene e ricevimenti vari. Mi sono trovata ai piedi di una succulenta discarica. Un collega di mio padre, tale Oscar Wilde, ha scritto che si può resistere a tutto tranne che alle tentazioni. Difesa dall'acqua resa ancor più fangosa da questi sversamenti, mi sono accaparrata prelibatezze di ogni genere. Mai mangiato così tanto in vita mia: i cibi erano pressochè intatti.
Chissà che cosa mangiano i concittadini di Gronam Bue. Forse gli infiniti imballaggi che avvolgono i prodotti come scatole cinesi. Meglio così.
Nella discarica non c'erano solo alimenti ma un po' di tutti gli orpelli di cui gli umani amano circondarsi. Individuato un grosso pezzo di formaggio, verde di squisita muffa, l'ho dovuto liberare da un foglio di giornale che lo avvolgeva. Degustato il formaggio, l'occhio mi è caduto sul foglio detto. Anche le parole sono per me tentazioni ineludibili.
Era il Corriere della Sera del 7 gennaio. L'avrà buttato qualche turista italiano.
In un articolo Gian Antonio Stella, uno dei più bravi giornalisti italiani, da anni in trincea contro la corruzione, gli sprechi e il ridicolo del potere di qualsiasi colore, fa i conti in tasca alle regioni autonome italiane e pone qualche sacrosanta domanda sul nesso fra l'autogoverno e lo spreco puro e semplice. Indennità stratosferiche ai saggi, altre, comunque stratosferiche se paragonate agli oneri, a un esercito di consiglieri, assessori, presidenti (di consiglio comunale, di comunità di valle, di circoscrizione) e compagnia bella.
Vabbè, mi son detta, niente di nuovo anche quest'anno. Ma il giorno dopo mi si è accesa la lampadina. Non è una regione autonoma anche quella dove stanno i miei amici di Peio?
Ho chiamato il mio amico luccio dell'Adige. Se la rideva per il pandemonio suscitato dal segreto di Pulcinella: gli sprechi dei saggi di Trento erano lì da un pezzo, ormai parte dell'ambiente come le maestose montagne di quella terra e tutte le creature di terra, cielo e acqua sapevano a memoria quel passo dei Promessi sposi dove si dice che denari pubblici da sprecare se ne trovano sempre.
"Cara carpa, dovresti essere qui a vedere con quale faccia tosta i saggi della PAT (Potenziali Affari Truccati) si stracciano le vesti, gridano al complotto contro l'autonomia, rivendicano la loro specialità. Da morir dal ridere, nessuno spettacolo satirico potrebbe raggiungere questo livello di comicità."
Come non pensare a Scuola Peio Viva? Spicca ancora più nitida la sua bellezza di fronte a questo spettacolo. Lassù fanno un sacco di cose (vedrete presto i prodotti del nuovo laboratorio artistico partito proprio in questi giorni) senza un centesimo di denaro pubblico. Anzi, mi ripeto, fanno restare nelle casse della PAT (Pubblici Amorali Tiramenti) diverse migliaia di euro. E che ne faranno i saggi di Trento? Li sprecheranno. Così rinsalderanno nei pegaesi la convinzione che è meglio essere autonomi e far di tutto affinchè viva Scuola Peio Viva.
La carpa di Chelm
