10 novembre 2011

Che tempi! Che tempi! (la carpa di Chelm)

 

 

" Per tutto c'è un momento e un tempo

per ogni azione, sotto il sole."

Qohèlet 3,1

 

Un mio amico salmerino che vive nelle acque dell'alto Noce mi ha scritto di fatti che hanno dell'incredibile. Una sera d'autunno, nella sede di Scuola Peio Viva, genitori e insegnanti (che in buona parte coincidono), sui banchi imbanditi di castagne e vino, discutono di tempo e di tempi. Di tempo da dare alla scuola, di tempi da dare ai bambini, del tempo da darsi per affrontare l'impegno di stimolare degli apprendimenti, del tempo che questi necessitano, dei tempi da sottrarre alle futilità che frustrano energie, dei tempi da preservare per le futilità che ricaricano lo spirito.DSCN2133

"Tempora tempore tempera" ammonisce da secoli la meridiana della chiesa di Peio. Già già, misura con il tempo le cose del mondo. Sembra che questa massima respirata fin da bambini abbia dato a questi pegaesi una dimestichezza a riconoscere quanto dice Qohèlet nel suo libro.

E così si fa mezzanotte passata a dire quanto un bambino dai 6 agli 11 anni (ma anche oltre) possa impegnarsi in una cosa soltanto nell'arco di una mattinata perché i suoi tempi non possono fare diversamente.

Sembra sia perché le intelligenze a quest'età sono ancora saldamente legate alle sensazioni e alle emozioni. Occhi (arti visive e lettura), orecchie (musica e ascolto di racconti), mani (disegnare, scrivere e manualità), voce (raccontarsi e comunicare in più lingue). Queste, si sa, sono facce dello stesso poliedro-intelligenza e quindi lavorano tutti assieme per un armonico sviluppo psico-fisico. Già, o solo, 700 anni fa S. Tommaso d'Aquino riprendendo un concetto di Aristotele (2300 anni fa) raccomandava agli insegnanti di tener sempre ben presente che "nisi est in intellectu quod prius non fuerit in sensu". Niente è nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi.

Ma questi sensi non funzionano a cronometro. Bisogna dar tempo e non si sa quanto ne serve. Nel dubbio il piano di lavoro di Scuola Peio Viva fissa una, al massimo due, discipline in una mattinata. Il più possibile affrontate attraverso attività di laboratorio che non prevedano la divisione in classi dei bambini e che questi abbiano tutto il tempo che i loro sforzi creativi richiedono.

Gli Steiner, i Freinet, le Montessori, i Neill, i Milani hanno dedicato tutto il loro tempo terreno a dimostrare quanto bene faccia ai bambini trovare il tempo e lasciar loro il tempo una volta forniti contesti adatti e materiali.

DSCN2195E dopo un secolo di appelli sentite un po' che può accadere in una scuola della PAT (Provvidenziale Autorità Tutoriale) con orari elaborati da dirigenti plurimasterizzati (con più di un master) in gestione di sistemi scolastici: italiano-tedesco-matematica-ginnastica. E anche: italiano-religione-matematica-inglese. Lezioni scandite in interventi da 50 minuti. Che al netto del tempo bambino (che non può eludere linguacce ai compagni e qualche ilarità per gli insegnanti) diventano al massimo 35.

Ne ho visti un po' di questi orari prodotti con i potenti software che la supertecnologia scolastica mette a disposizione. Non ce n'è uno che riesca a contenere entro le due materie la mattinata di un bambino.

E questo, naturalmente, dopo aver dedicato fior di convegni e pellegrinaggi ai grandi sopra menzionati e dopo averli citati in ogni sfogo retorico.

Insomma, capito in che tempi viviamo? Mentre tutti si affannano con i cronometri per riempire le giovani teste umane di chissà che cosa a Scuola Peio Viva riducono le cose da fare all'essenziale amplificando i tempi (e i modi) per farle. E allora, suvvia, viva Scuola Peio Viva.

La carpa di Chelm