4 ottobre 2011

Ancora a proposito di programmi (la carpa di Chelm)

 

Dopo il rischioso incontro, che ben conoscete, con i saggi di Chelm evito accuratamente di incrociare uomini. Girovago grufolando nei fondali fangosi del lago che mi danno tutto ciò di cui ho bisogno.

Senonchè, un paio di settimane fa, seguendo una squisita sequela di interiora di pesce marce buttate in acqua dai pescatori, mi sono spinta tanto vicino alla riva da vedere distintamente un gruppo di cuccioli umani in fila lungo un pontile. Un individuo adulto a capo della fila impartiva lezioni di tuffo. Più o meno tutti, chi più maldestramente chi meno, riuscivano a tuffarsi in acqua protesi in avanti con le braccia tese, disegnando una curva secondo le istruzioni dell'adulto. Per un cucciolo invece la cosa presentava impedimenti insormontabili. Era immobilizzato su una sedia con due ruote laterali. Ciò non gli consentiva di tendere il corpo e tracciare la curva in aria. Tuttavia se si calava in acqua sotto il pontile muoveva abbastanza armonicamente le braccia e respirava con regolarità, tanto da restare a galla. L'adulto istruttore, ad un certo punto aiutato anche da altri due, probabilmente i genitori del cucciolo con la sedia a ruote, insisteva perchè il piccolo fosse lanciato in acqua. Anche lui doveva fare i tuffi. Come tutti gli altri. La sua malattia non doveva inibirgli la possibilità di una vita normale. E così i tre spingevano di corsa la sedia a ruote lungo il pontile e arrivati al bordo, con un violento contraccolpo facevano volare il cucciolo nell'acqua. Lontano dal pontile non si sentiva sicuro e si sbracciava scompostamente. Solo quando cominciava a star troppo sott'acqua uno dei tre lo raggiungeva con una barca e lo riportava sul pontile. Ricominciando l'allenamento. Dopo tre tuffi il cucciolo era quasi annegato. Questo strano spettacolo mi rese più temeraria e mi avvicinai al pontile. I tre stavano prendendo in considerazione l'opportunità di interrompere per quel giorno l'addestramento al tuffo. Convenivano anche sulla necessità di riprenderlo di lì a qualche giorno. Era fuor di dubbio che il cucciolo non avrebbe mai fatto un tuffo da solo (e nemmeno gli sarebbe mai servito) ma era fondamentale gli si inculcasse il principio che anche lui faceva quello che facevano gli altri.P1030385

Il gruppo sul pontile era, l'avrete già capito, una scuola.

Aggiungo, parafrasando i titoli di coda di certi film, che fattualmente il mio racconto è puramente immaginario; situazioni e personaggi nascosti sotto la finzione esopica sono tuttavia tristemente reali.

Però ciò avviene dentro le mura della più bella edilizia scolastica pensabile. E con tutte le classi munite di lavagna interattiva. E naturalmente il laboratorio informatico. E non scordiamoci la mastodontica e maestosa palestra. Tutto a servizio del dogma di far seguire a tutti un unico programma. Solo così si può verificare e valutare oggettivamente. Mah...

Ma come faranno i miei amici di Scuola Peio Viva che come loro dogma, oltre a quello di non avere dogmi, tengono il principio che nessuno deve fare una cosa perchè la fanno gli altri?

Non lo so. Ma viva Scuola Peio Viva!

La carpa di Chelm